Vivi, in mutande e anti totalitari

Pubblichiamo stralci dell’intervento pronunciato sabato mattina a Milano al Teatro Dal Verme da Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera. L’articolo 314 (“Della Censura”) della Costituzione della Repubblica napoletana del 1799 così recitava: “Se taluno viverà poco democraticamente, cioè da dissoluto e voluttuoso, darà cattiva educazione alla sua Famiglia, userà modi superbi e indolenti e contro l’eguaglianza, sarà da Censori privato del diritto attivo o passivo di cittadinanza, secondo la sua colpa. di Piero Ostellino
5 AGO 20
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Pubblichiamo stralci dell’intervento pronunciato sabato mattina a Milano al Teatro Dal Verme da Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera

L’articolo 314 (“Della Censura”) della Costituzione
della Repubblica napoletana del 1799 così recitava: “Se taluno viverà poco democraticamente, cioè da dissoluto e voluttuoso, darà cattiva educazione alla sua Famiglia, userà modi superbi e indolenti e contro l’eguaglianza, sarà da Censori privato del diritto attivo o passivo di cittadinanza, secondo la sua colpa. In qualunque caso non potrà la pena eccedere il triennio: ma per nuove colpe potrà essere notato e castigato di nuovo”. Per avere una ulteriore conferma della bontà delle proprie idee, i giacobini napoletani avevano dato in lettura il testo della Costituzione al liberale Vincenzo Cuoco, sollecitandone il giudizio. Mentre Cuoco leggeva, il silenzio era calato fitto sull’Assemblea. Nessuno fiatava. Infine, Cuoco aveva sollevato gli occhi dal manoscritto, aveva guardato quei nobili volti in trepidante attesa e aveva detto.
“Cose ‘e pazzi”. Cose da pazzi è anche un articolo di Roberta De Monticelli sulla Repubblica di venerdì scorso: “Al signor liberale vorrei chiedere se incoraggerebbe sua figlia o sua nipote a far partecipare qualche utilizzatore finale di quella bella grazia su cui siede. Perché immagino che sua figlia e sua nipote, esattamente come lui, vorrebbero essere riconosciute portatrici anche di altri valori”.
Gentile signora De Monticelli, io non ho incitato nessuno, tanto meno incito mia figlia e mia nipote, a condividere “quella bella grazia” su cui siede. Ho solo rivendicato la libertà delle donne di farlo, se credono, e di risponderne solo a se stesse, o al proprio confessore; non a lei, signora, né a un comitato di censori come quello della Repubblica napoletana. E a chi, come lei, se ne scandalizza rispondo come Cuoco: “Cose ‘e pazzi”. Il corpo della donna – che piaccia o no, ma è un fatto – ha, in sé, un potere anche sociale e alcune donne, nella Storia, l’hanno persino usato, quel potere, per fini politici assai nobili. Secondo i parametri della signora De Monticelli, la contessa di Castiglione – che ha condiviso il letto con Napoleone III per facilitare il compito risorgimentale di Cavour – era una puttana, così come lo sarebbero le giovani donne che sposano un uomo ricco e più anziano. Ebbene, gentile signora, per me non lo sono.
A chi gli chiedeva quale fosse la politica del Cremlino verso gli omosessuali, un ministro sovietico aveva replicato: “Noi siamo contrari all’omosessualità”. Era uno strampalato tentativo di esorcizzare l’omosessualità, giustificandone la persecuzione, così come la signora De Monticelli e i neo-puritani dell’ultima ora cercano di esorcizzare una certa realtà femminile coprendola con un velo di ipocrisia che chiamano Etica collettiva. Io mi ero limitato a descrivere una certa realtà “come è”; loro hanno replicato prescrivendo una realtà “come vorrebbero che fosse”. E’ non solo un salto logico – dall’Essere al Dover essere – ma la sindrome di un latente totalitarismo morale e politico inaccettabile per un liberale.
Domani (domenica scorsa, ndr), ci sarà una manifestazione in difesa della dignità delle donne. In realtà, si dice “delle donne”, ma si pensa a un modello – come fosse un’automobile da produrre in serie – di donna virtuosa, cioè di donne, tutte ugualmente e esemplarmente virtuose, come sono le donne sotto ogni totalitarismo. Confesso che la prospettiva di una donna che vada dal capo ufficio non a concedersi per far carriera – come fanno alcune, a volte, non sempre, e non tutte – ma a chiedere un aumento di stipendio perché lei non si concede, mi pare francamente surreale. Presumo siano la stragrande maggioranza quelle che non si concedono, e che fanno carriera per merito, ma non la trasformerei in una bandiera da sventolare in piazza per non diventare ridicolo. La ritengo una cosa normale. Con Max Weber, penso non ci sia “la” donna al singolare, ma ci siano tante donne al plurale, così non c’è “la Collettività”, ma ci sono tanti Individui, uomini e donne al plurale, ciascuno dei quali ha la propria idea di felicità e il diritto di perseguirla come meglio crede alla sola condizione di non fare danno a altri. Questi sono i miei principi. Pare che della stessa opinione fosse anche Immanuel Kant.

Poiché la madre dei cretini è sempre incinta, preciso che non sto parlando della libertà del cavaliere Silvio Berlusconi di passare le sue serate in compagnia di minorenni eventualmente disposte a condividere con lui la “bella grazia” sulla quale sono sedute, come recita l’accusa della magistratura. Ritengo persino superfluo precisare che, se – dopo un libero dibattimento fra Accusa e Difesa – egli risultasse colpevole, sarebbe nell’ovvio rispetto dello Stato di diritto, e dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, che fosse condannato. Aggiungo, infine, che anche se ne uscisse sotto il profilo giudiziario, ma risultasse che, come capo del governo, ha tenuto un comportamento non consono alla sua carica, dovrebbero essere, per primi, i suoi stessi elettori a giudicarlo severamente sotto il profilo morale e politico. Questi sono ancora i miei principi. Pare che anche Benedetto Croce, con la sua “teoria dei distinti” fra Etica, Politica, Diritto, la pensasse così.
Perché, allora, il salto logico dall’Essere al Dover essere è la sindrome del totalitarismo? Innanzi tutto, perché è una truffa sociologica l’immagine di un paese dove sono perennemente in lotta una minoranza portatrice di virtù civiche e una massa di imbroglioni, di parcheggiatori in seconda fila (gli elettori del centrodestra). Barbara Spinelli, Adriano Prosperi e altri neo-azionisti non dicono “come stanno le cose”, ma vogliono redimere i parcheggiatori abusivi (che ci sono anche fra gli elettori del centrosinistra); danno giudizi di valore che spacciano per giudizi di fatto. Io, che ne denuncio l’intima avversione al liberalismo non lo faccio per essere invitato a cena ad Arcore; mi limito a registrare il loro modo di concepire la democrazia. Non è obbligatorio essere liberali ma, se non lo si è, almeno non ci si professi tali per, poi, pensare, scrivere, comportarsi in modo apertamente opposto al pensiero e alla prassi liberali.
Credo anch’io che ogni comunità sia fondata su una serie di principi morali condivisi, indipendentemente dal colore del governo che, poi, la governerà. Ma l’eticizzazione della politica è la divisione del mondo in buoni e cattivi, con i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra. E questa non è la realtà, che è sempre caratterizzata da una zona grigia, bensì è una rappresentazione artefatta della realtà a uso di un senso della propria missione – la remissione dei peccati e la redenzione del prossimo – che assomiglia più a quella di Savonarola che al senso comune (empirico) di un intellettuale contemporaneo e laico. Spetta al processo politico, nella “società aperta”, mettere a confronto interessi e valori diversi, e persino opposti, e decretare un vincitore attraverso la sola procedura legittima in una democrazia liberale: la conta delle teste. Se interessi e valori fossero “virtuosi in sé”, più nobili e buoni di altri, che senso avrebbe ancora contare le teste, votare? Per il pensiero azionista, la “partecipazione” è la più alta espressione della dignità del cittadino. Era l’idea di “libertà degli antichi” che si concretava nel ruolo pubblico del cittadino nella polis. La “libertà dei moderni” riconosce, invece, al cittadino anche il diritto di non partecipare, di rifugiarsi nel proprio particolare, senza, con ciò, essere accusato di non collaborare allo “Spirito del progresso”. Anche farsi i fatti propri e non votare è una manifestazione di libertà.

Dunque, se si dice che “ogni mezzo è lecito per cacciare Berlusconi”, per me, non è più in ballo la sorte del governo; è in gioco la democrazia, il sistema nel quale non si cacciano i governi “con ogni mezzo”, ma attraverso procedure costituzionali. Io non sono berlusconiano, e neppure anti; non ho votato centrodestra, come non ho votato altri schieramenti, semplicemente perché non voto da trent’anni. Non sono qui per difendere questo governo né per proporne altri. Se il governo di centrodestra cadesse – nel rispetto delle procedure previste dalla Costituzione – mi accingerei a giudicare quello che venisse con gli stessi criteri di sempre: quanto accresce, o quanto riduce, i nostri diritti individuali, le nostre libertà e il nostro benessere quello che fa il governo?
E qui vengo al punto, e concludo. La mia bussola sono i diritti, le libertà dei singoli Individui, di ciascuno di noi. E’ perciò che ho giudicato una violazione dei suoi diritti individuali il sequestro dei gioielli di una delle ragazze che andava alle cene di Berlusconi, quale ne fosse stato il comportamento. Immagino che molti di voi non vadano alle cene del cavaliere, e tanto meno a quelle del bunga bunga, ma potrebbe capitare anche a voi di subire gli “effetti collaterali” di un’inchiesta della magistratura che pur non vi riguardasse che indirettamente. Come la prendereste? Ecco, io sono venuto a chiedervi come la prendereste.
di Piero Ostellino